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So che ultimamente questo blog è un po' silente, ma mi sto occupando di diverse cose - ad esempio, ho raggruppato in un unico sito web, ancora in fase di sviluppo, per la verità, alcune delle mie passioni oltre l'architettura (non necessariamente non correlate con l'architettura. Dipende in effetti da se si consideri l'architettura solo come un insieme di tecnologie, o come facente parte del campo delle arti. Per me vale la seconda che ho detto.).
Dubbi esistenziali
Ho passato tutto ieri pomeriggio incantata davanti a un meraviglioso G4.
Soffrendo parecchio.
La musicista che è in me (che convive amabilmente con la progettista che è in me e anche col piccolo storico dell'architettura che è in me.) necessita di un Mac.
Essere uniproprietaria di un iPod non le basta più.
Incollare la melina morsicata sul pc portatile per mascherarlo da Mac, nemmeno.
Oltretutto, nel frattempo continuo a chiedermi: possibile che ancora non si siano decisi a implementare AutoCAD in modo che funzioni anche su Mac? E so che si può fare il Grande Accrocco usando Virtual PC, ma perché uno dev'essere costretto a vedersi pappare una buona fettona di memoria del Mac solo per far girare AutoCAD?
archiMU / 5 >> per la serie: Spadellata random di notizie & link pressoché inutili, Libraries gave us power then work came and made us free, Haunted by history of architecture professors, digitiamo ora per voi...
la differenza che intercorre tra cataratta e cateratta / 2 dopo il successo planetario di saper vedere l'architettura 2 (appendice per miopi), a grande richiesta del meraviglioso pubblico (vabbè...) diamo alle stampe la seconda, grandiosa opera di divulgazione storico-architettonica della titolare, qui - signore e signori, dopo r. bonelli - c. bozzoni - v. franchetti pardo, storia dell'architettura medievale, ecco a voi g. meschini, storia dell'architettura medievale (versione anti-sbadiglio)!!! in tutte le librerie e nei peggiori bar di caracas.>>

archiMU / 4 >> per la serie: Spadellata random di notizie & link pressoché inutili, Libraries gave us power then work came and made us free, Haunted by history of architecture professors, digitiamo ora per voi...
la differenza che intercorre tra cataratta e cateratta (*) a breve nelle peggiori librerie d'italia (isole comprese).
dato che qui, ormai, tutti pubblicano libri, lo faccio pure io. eggià, che vi credevate, che sarei rimasta lì a guardare? tzè & pfui.
perciò, ladies and gentlemen (...we're floating in space...no, quella era un'altra cosa...ma poi, a proposito, che fine hanno fatto gli spiritualized?) sta per arrivare il secondo volume del best-seller di critica architettonica: dopo bruno zevi, saper vedere l'architettura, ecco a voi giorgia meschini, saper vedere l'architettura 2 (appendice per miopi)!!!

(*) la prima è una malattia della vista. la seconda è la saracinesca grigliata in ferro che, nei castelli medievali, fungeva da chiusura d'emergenza dell'ingresso principale (avete presente quando robin hood, quello di disney, fugge dal castello di re giovanni, dopo aver liberato i suoi amici e aver rubato i soldi al re, ma gli chiudono la fuga sbarrando il portale del castello con una griglia? ecco, quella griglia si chiama cateratta.). se non mi credete, cfr. pevsner, n. - fleming, j. - honour, h., a dictionary of architecture, london 1966. >>
A vele spiegate... Ricevo un'email da uno studente di ingegneria di Pisa:
Premettendo che io i progetti della chiesa Dives in Misericordia (Tor tre Teste è la località dove sorge l'edificio, non il nome della chiesa) non li ho, facendo una rapidissima ricerca su Google ho comunque trovato almeno un paio di siti che potrebbero essere d'aiuto: uno è quello dell'Italcementi, che ha fornito i famosissimi e costosissimi conci di cemento (leggete il commento dell'11 dicembre 2003 del Prof. Saggio e poi ne riparliamo...) per realizzare le tre vele; l'altro è Infobuild, che presenta una scheda abbastanza esauriente sul progetto, corredata da immagini fotografiche, pianta e prospetti e un paio di schizzi di studio.
archiMU / 3 <<22/08/2004


Emigrare, gente, emigrare! A quanto pare, in Italia c'è un architetto ogni 548.8 (cinquecentoquarantotto VIRGOLA otto...) abitanti. Dal momento che, pare, sempre secondo la stessa fonte, in Gran Bretagna ce ne sia uno ogni 7413 (settemilaquattrocentotredici) abitanti, allora forse è il caso che qualcuno di noi inizi a fare i bagagli (nonché a rispolverare il proprio inglese...)...
La differenza "Greetings from London presents 10 new postcard visions for London, created by architects from the UK and abroad. The ideas are displayed in the windows of Selfridges, Oxford Street from 7 – 24 June 2004 and here on the website (from 14 June)." Metti una città come Londra, con un gran numero di architetture più o meno condivisibili. Metti un gruppo di persone qualsiasi, in giro a fare shopping. E, nelle vetrine dei negozi, oltre ai manichini, una serie di installazioni che facciano conoscere l'architettura della città a tutti. "Greetings from London is a chance for the public to express their visions too - via postcards, available in Selfridges, Oxford Street, W1 or at the Farmiloes Building, St John Street, EC1 as part of the London Architecture Biennale." Metti poi anche la partecipazione del pubblico, che diventa parte integrante della manifestazione. Raramente accade lo stesso anche dalle nostre parti. Per non dire proprio MAI.
archiMU / 2 <<18/05/2004 piccoli topi di biblioteca crescono quando 1) vai all'archivio di stato per consultare una mappa catastale del 1939 dell'agro romano e ti dicono che devi prenotarti, allora fai quanto necessario per prenotarti e ti dicono che la consultazione è possibile per dopodomani alle 10 di mattina, quando a te la suddetta mappa serve entro domani, e, se vogliamo fare proprio i pignoli, non solo te la fanno consultare quando a te ormai non serve più, oltretutto dovresti pure trasportare il tuo useless self fino all'altro capo di roma, ché le mappe catastali del '39 mica le tengono nella sede centrale di sant'ivo, ma nooooooo...loro le hanno schiaffate allegramente nei depositi della "succursale" di via galla placidia, che discorsi...; 2) sul tram, un manipolo di zingari musicarelli ti massacra i timpani, con l'ausilio di una fisarmonica e una chitarra scordata, uccidendo celeberrime melodie popolari quali, nell'ordine: besame mucho, 'o sole mio (come ho potuto constatare negli anni, sono entrambe dei must nel repertorio standard di ogniqualsivoglia zingaro musicarello che si rispetti) e bella ciao (una new entry che ho faticato a riconoscere perché l'hanno veramente dilaniata...)..; 3) entri in una libreria e, mentre cerchi qualcosa di interessante da comprare, alzi lo sguardo e ti ritrovi davanti un professore di storia dell'architettura della tua facoltà. e the funny thing is (dove s'intende "funny" non come "ha-ha, funny", peculiar i guess, come direbbe quello degli eels...) che 'sto professore qui non è né - namber uàn - quello che incontri spesso a portaportese, né - namber cciù - quello in cui t'imbatti a giorni alterni sul tram, né tantomeno - namber trì - quella che legge pure il tuo blog (!). ad avvalorare ancor più la tesi secondo la quale i professori di storia dell'architettura ti perseguitano, infatti, oggi ne hai incontrato un quarto (alias namber fòr) che finora ti aveva fatto la gradita cortesia di non palesarsi in luoghi extra-universitari (facendo un rapido calcolo, me ne mancano ancora un paio all'appello, se ci limitiamo a contare solo quelli di storia dell'architettura antica e medievale e storia dell'architettura moderna, tralasciando quelli di storia dell'architettura contemporanea, storia della critica architettonica e via discorrendo...)... [*] allora magari pensi che sia stata una (mezza) giornata veramente, ma veramente inutile, diciamo pure schifosetta, per usare un eufemismo. invece non è così. perché, nonostante lo choc derivante dal fatto elencato al punto 3), in quella libreria il radar del piccolo storico dell'architettura che è in me ha scovato i seguenti libri (che stavo cercando da un bel po') [**]: la qual cosa è condizione necessaria e sufficiente per dire che anche oggi nun se potémo lamentà. [*] la signora nàmber trì, santa donna, m'ha consigliato di non scrivere nomi, ché magari qualcuno se la piglia a male, 'sti storici sono gente permalosa... [**] e, oltretutto, li ho pagati a metà prezzo, calcolato sul prezzo di quando sono stati pubblicati, ergo li ho pagati pochissimo. tee-hee!>>
and 
New architecture colliding with old architecture / 2 Sul blog di Antonio Girardi, nemmeno a farlo apposta, ho trovato un'ulteriore riflessione sull'argomento modernismo vs. classicismo: ...il contemporaneo è dove per fortuna o purtroppo mi tocca vivere, e non ce l’ho con l’architettura contemporanea, ci mancherebbe, in nome di un ritorno al passato o che so io. Né voglio fare un fascio da macero di tutte le esperienze, nello star system internazionale ci sono ovviamente buone ricerche, Rafael Moneo, Aldo Rossi… anche Herzog e deMeuron sono bravi, ci credo, guarda chi hanno avuto per maestro a Zurigo... [...] ...i problemi cui si trova a rispondere l’Architettura contemporanea sono giganteschi e inediti, inauditi, le città mondiali ridotte a galassie quasi invivibili senza nome e senza identità, e così i suoi abitanti, lo vediamo bene adesso, privati anche della basilare cultura della vita. O zoomando più da vicino, la completa distruzione del nostro territorio rurale e di ogni segno della storia, le città simili a nebulose, i centri storici ridotti a lussuosi shopping centre... Esattamente quello che penso io (e, confesso, provo un certo sollievo nel constatare che non sono rimasta l'unica.).
Di fronte alle urgenze dei nostri giorni il dibattito architettonico discute di “nuove possibilità espressive per le forme”, nuove geometrie, parla di sculture abitabili, cita Nietzsche e Walter Benjamin, benissimo, ma io mi aspetto che continuino perché finora hanno parlato solo di questioni che dovrebbero essere marginali, che sono mezzo, non fine dell’Architettura...
Non vorrei che la ricerca diventasse solo fine a se stessa, sfociando così nella mercificazione del "marchio architettonico" - edifici come modelli dell'ultima sfilata di Dolce & Gabbana, tanto per capirci: indossati ovunque dall'Italia a New York a Shangai, senza la possibilità di mantenere l'identità dell'individuo. Lo stesso sta accadendo con l'architettura. Una volta la spettacolarità dell'architettura eccellente era demandata quasi esclusivamente al dettaglio, non era strillata - laddove oggi, invece, l'eclettismo globale e sfacciato (e, il più delle volte, fine a se stesso) degli edifici determina l'ascesa del nuovo idolo delle riviste di settore.
New architecture colliding with old architecture In giro (dove per "in giro" intendo sia nel web, sia tra individui de-internettizzati...) pare essere molto sentito il dibattito tra modernisti e classicisti. Su ThingsMagazine il sunto delle recenti opinioni online sull'argomento: Tesugen, a weblog run by Peter Lindberg, also tackles the modern vs. traditional architectural debate that City of Sound posted about earlier in the week. Another architecture/design weblog, Veritas et Venustas, the musings of classicist John Massengale (if only Quinlan Terry had a weblog too). The post entitled Duany Crits Koolhaas has some interesting points (using a recent Metropolis Magazine article by Andres Duany on the new McCormick Tribune Campus Center at IIT by Koolhaas's firm OMA as its starting point). Duany writes that the new building 'is as appropriate to our nerds/tech jocks as Mies's campus once was for the white-shirted engineers of the second industrial age,' describing the structure as having a 'fundamental "whatever"' sensibility. Massengale seizes on this - could today's showy 'look at me' structures be the architectural equivalent of petulant, stroppy teenagers? Qualche giorno fa, poi, mi sono imbattuta anche nelle riflessioni (più di ordine politico che architettonico, almeno secondo me - ma, d'altronde, un numero di Gomorra di qualche mese fa s'intitolava "il progetto è politico", quindi non è una novità.) di un "inglese a Verona": ...Thinking about my Reflections of Italy idea I asked some friends if they knew of any large, modern, shiny pieces of architecture that sit opposite classical Renaissance buildings. There certainly aren’t any in Verona; maybe in Milan, I thought. Il lungo post dell'"inglese a Verona" mi ha dapprima irritato (per la serie: ma come si permette, ma che vuole, questo?!?), poi, a freddo, ho concluso che, in fondo, molto in fondo, non ha tutti i torti. Almeno per quanto riguarda la questione "dove vanno a finire tutti quei soldi?".
However one respondant pointed out to me that the Italians don’t seem to go for these grand, modern public buildings. Spain has the Guggenheim, Germany the Nazi Museum, France the Pompidou Centre and Britain the Tate Modern (to pick just a few examples), but Italy has no such equivalent. And any new business buildings tend to go up on the outskirts of towns, and in anonymous surroundings.
This got me to thinking: why not? Where is Italy’s Tate Modern? A few weeks ago I, along with 80,000 others that day, paid 10 euros to see the Colloseum. That adds up to half a million pounds. A day. What are they doing with the money?...
Pur non essendo una sostenitrice del "modernismo a prescindere", non credo che l'architettura contemporanea debba essere necessariamente brutta o comunque peggiore di quella classica.
Credo tuttavia che sia un po' troppo pretendere che, ad esempio, davanti al Pantheon si possa costruire un qualsiasi "large, modern, shiny piece of architecture". No, sinceramente, veder specchiata in qualcosa di ultra-moderno la scritta M AGRIPPA L F COS TERTIUM FECIT non sarebbe il massimo.
Magari è un mio limite personale, ma, per quello che può valere il mio giudizio, ho sempre ritenuto che il posizionamento del Centre Pompidou nel Beaubourg sia stata un'idea a dir poco raccapricciante, tanto per dirne una...
Appello ai blog-naviganti di Milano e provincia (o a chiunque ne sappia qualcosa) ciao Se qualche anima pia (tipo, chessò...lukesofrs? eddai, rendi utile la tua laurea in architettura con tesi in restauro...oppure chiunque abbia notizie, pure gente non provvista di laurea in architettura, va bene di tutto...) potesse e volesse rendersi utile, può contattare Simona a questo indirizzo email (bisogna sostituire l'"AT" con la chiocciolina.). Grazie.
C'è da dare una mano a Simona:
mi chiamo simona e sono una fedele lettrice dei tuoi blog. mi dovrei laureare a luglio in architettura (il condizionale è d'obbligo, spero mi potrai capire...)
ora secondo la mia relatrice è fondamentale per la mia tesi prendere come riferimento il restauro del Palazzo della Ragione a Milano di Dezzi Bardeschi. Io ho cercato un po' ovunque ma non ho trovato se non poche notizie, allora ho pensato di rivolgermi a te...non è che mi potresti fare un appello sul blog? così se qualche collega, magari milanese, ha un po' di materiale potrebbe commuoversi e decidere di aiutarmi...
ciao
simona
Bell'Italia... Vittorio Sgarbi crea un nuovo partito politico, il Partito dell Bellezza. Gerardo Pecci, storico dell'arte mio compaesano (ma sì, dai, una che ha mamma e papà entrambi di Eboli può mai dirsi "romana de Roma" al 100%? E, comunque, io continuo a pensare quello che pensavo tempo fa sulla rovina del patrimonio storico-architettonico di Eboli), commenta così la notizia: "Certo, che di novità il nostro bravo Sgarbi ne ha e tante... sono davvero troppe le cose che bollono in pentola, anzi, nel calderone dell'arte e della politica messo sul fuoco da Vittorio. Io, invece, sto pensando seriamente all'eventualità di dargli il mio voto.
Ma come al solito si tratta di "buone intenzioni" che lasciano il tempo che trovano e non perché l'idea non sia male, ma perché Sgarbi non è stato in grado di contrastare efficacemente la politica di Tremonti e Urbani, e ha rinunciato al ruolo di Sottosegretario ai Beni Culturali sbattendo rumorosamente la porta. Con la solita veemenza oratoria e troppa poca diplomazia. Io che da sempre mi batto per la tutela efficace e l'efficiente valorizzazione del nostro patrimonio italiano dovrei dire "grazie" a Sgarbi per questa idea brillante. Ma non mi sento di farlo fino in fondo poiché la sua operazione mi sembra troppo contorta; coraggiosa, se vogliamo, ma non accorta e serena. E poi:dove li pescherà i voti, visto che in Italia vi è una ignoranza abissale della nostra coscienza storica dell'arte e dei valori dell'arte?
Gli formulo comunque tanti auguri, ma non so se il suo partito potrà essere all'altezza di una reale e concreta politica dei beni culturali. Ma chi sono i candidati? Storici dell'arte, archeologi, architetti? A quanto pare certi nomi che circolano sono certamente degni per uno show e non per una concreta azione di tutela del nostro patrimonio di arte e civiltà. Caro Vittorio, mi vuoi dare la possibilità di candidarmi? Allora, datti da fare,Vittorio se vuoi la Vittoria, promuovi la mia candidatura!"
Delirium historicum... "...sono alle prese con una cupola co' le 'recchie..." Questa è la volta buona che mi internano... Detto ciò, la notiziuola del giorno è quella del Premio Pritzker accordato a Zaha Hadid: "Los Angeles, CA—Zaha Hadid, an Iraqi born British citizen has been chosen as the 2004 Laureate of the Pritzker Architecture Prize marking the first time a woman has been named for this 26 year old award. Hadid, who is 53, has completed one project in the United States, the Richard and Lois Rosenthal Center for Contemporary Art in Cincinnati, Ohio; and is currently developing another to co-exist with a Frank Lloyd Wright structure, the Price Tower Arts Center in Bartlesville, Oklahoma. […] In announcing the jury’s choice, Thomas J. Pritzker, president of The Hyatt Foundation, said, “It is gratifying to us as sponsors of the prize to see our very independent jury honor a woman for the first time. Although her body of work is relatively small, she has achieved great acclaim and her energy and ideas show even greater promise for the future." [fonte: Pritzker Prize media kit]
Son cose...
Ieri sera ho lasciato un messaggio sulla segreteria di Lo':
“Se Pariggi avesse lu ponte sarebbe una piccola Messina”... <<Vi ricordate il ponte di Messina? Beh ormai (bocciato anche dall’Europa) non sembra la promessa più realistica fra tutte quelle della campagna elettorale. Eppure, per un paio d’anni la stampa l’ha “pompato” allegramente in tutti i modi. Per esempio… Nonostante il parere avverso del Parlamento Europeo, ("...The Italian bridge project is opposed by a variety of groups, from Italian environmentalists to state prosecutors worried about public works money ending up lining the pockets of the area's notorious Mafia groups. Others say the project would waste money better spent elsewhere to improve the lagging Sicilian economy...") però, l'Italia non demorde - il ponte s'ha da fare: << (fonte: eurobusiness
(purtroppo la battuta non è mia...)
Riccardo Orioles , su Macchianera, fa notare come la faccenda del ponte sullo stretto di Messina stia prendendo risvolti comico-satirici, oltre che politici:
"Fosse pure vero che non c’è convenienza economica, il Ponte sullo Stretto di Messina andrebbe comunque costruito, visto che nessuno ha fatto i conteggi alla Torre Eiffel o alla Statua della Libertà ma tutti capiscono che senza Torre e Statua a Parigi o New York ci sentiremmo persi. Il Ponte insomma è bello, ed è sempre e comunque sviluppo, è progresso. Il Ponte sullo Stretto possa rappresentare, finalmente meglio e più del terrorismo, il simbolo della generazione del Sessantotto. Sono infatti loro che lo vogliono; siamo noi che, giunti alla maturità, vogliamo i ponti mentre prima volevamo dittature e bardature. Il Ponte al posto dei baffi di ferro e dei girotondi, il Ponte per non smarrirsi nello spazio astratto dell’ideologia, nell’Italia-manicomio che, pur di fare un’altra pernacchia a Berlusconi, vorrebbe volare da Scilla a Cariddi con la liana e l’urlo di Tarzan.">>
Lunardi said he was "sorry that the Parliament vote was so negative for a project for the Mezzogiorno", Italy's poor, mainly rural southern region. [nota a margine: ...e vai, continuiamo così con banalità e luoghi comuni!!!]
Eurodeputies voted by 213 votes to 198 on Thursday to drop the bridge project, a key element of Prime Minister Silvio Berlusconi's public works policy, from the list of transport projects earmarked for priority funding and designed to revamp the infrastructure of an enlarging Europe.
Italy's European Affairs Minister Rocco Buttiglione said the parliament was "trying to pose an obstacle to a project fundamental to a link between Sicily and the richest, most vital parts of Europe."
Italy argues that the bridge project is a fundamental part of transport network linking Berlin, Munich and Palermo.>>
archiMU / 1 <<25/02/2004
il senso delle cose mio zio ha una scuola guida.
ieri ho sentito un mio amico dire che ci son delle cose che si fanno per passione.
è vero.
per passione ho iniziato a studiare architettura - vuoi mettere il sogno di vedere, un giorno, qualcosa progettato da te tradursi in materia? non dico che ci si senta onnipotenti (ah, la creazione! ah, la tauromachia! e il settimo giorno si riposò...), però son soddisfazioni.
così come son soddisfazioni per chi scrive veder pubblicato il proprio lavoro, per chi dipinge esporre le proprie tele, per chi suona incidere un disco, chennesò...insomma, rirovarsi alla fine con qualcosa di tangibile che abbia un certo valore. e poi magari vederlo pure riconosciuto, questo valore, ecco. vale per chiunque, credo. ha un senso. faccio una cosa non solo perché, magari, mi dà pure da mangiare (suvvia, almeno un cappuccino & cornetto per colazione, ecco.), ma perché mi piace.
e poi arriva qualcuno che ti dice, invece, che ti viene dato quel poco credito (dove credito non è = a conto in banca, ma = credibilità) che hai perché hai uno zio famoso. o un padre, un nonno, una cugina, un parente qualsiasi, o forse è il tuo cane.
e tu cominci a pensare che, forse, per tutto questo tempo, hai solo creduto di valere qualcosa, ma in realtà non è così. sei arrivato in facoltà che non sapevi nemmeno come si usavano le squadrette, ora ti svegli pure di soprassalto la notte se ti viene un'idea, per metterla subito su carta...ma tutto questo non vale un tubo. perché tu hai lo zio. o il padre, il nonno, la cugina, il cane.
il merito è loro, non più tuo e della tua passione, se viene dato un valore, seppur minimo, a quello che fai.
dev'essere per questo che ho preso la patente così facilmente.>>
Alla ricerca della qualità urbana perduta... (tratto dall'invito al suddettoseminario...)
ovvero: dell'effetto tristemente ironico dell'organizzare proprio a Eboli un convegno sulla "manutenzione urbana"
"Per un progetto di manutenzione urbana - Il 29 novembre si terrà un seminario sulla manutenzione promosso dall'Università Federico II di Napoli in collaborazione con il Comune di Eboli e con il patrocinio dell'Associazione costruttori salernitani."
Oggi Eboli non c'è più.
Ovvero, sì, teoricamente è ancora lì, è segnata anche sulle carte stradali, quindi giuridicamente possiamo affermare che esista ancora.
Quello che non esiste più, invece, è il suo centro storico.
Ed era bello, una volta. Poi venne la Seconda Guerra Mondiale, e, più recentemente, nel 1980, un terremoto, che causò non pochi danni.
E, dopo anni (parecchi), finalmente si decise di ricostuire...
Ma, ahinoi, il risultato di questa "ricostruzione" ha veramente poco a che fare con l'espressione "qualità urbana".
La qualità urbana, a Eboli, non esiste, siamo spiacenti di doverlo constatare. Eboli, nel ventunesimo secolo, è decisamente, e senza mezzi termini, brutta.
Non esiste la millantata qualità nel centro urbano contemporaneo, dove gli edifici costruiti dopo il terremoto gareggiano in bizzarrie lessicali-architettoniche, finendo col somigliare un po' tutti a degli esperimenti con i mattonicini lego di un bambino di quattro anni; non esiste nel centro storico, dove gli ultimi interventi edilizi non sono all'altezza del peggiore piano-zona 167, ed hanno di fatto tolto il diritto del centro della città di chiamarsi "storico"; non esiste nel rifacimento degli spazi pubblici, quali la piazza principale della città, Piazza della Repubblica, che fino a pochi anni fa sfoggiava un dignitosissimo disegno dei primi del novecento, mentre ora è ridotta ad un lastricato con "invenzioni" illuminotecniche simil-discotecàre, dove non si è nemmeno riuscito a far combaciare i varchi della pavimentazione con le strisce pedonali per attraversare la strada (e stiamo parlando di una piazza pedonale con un'arteria stradale cittadina molto trafficata che le gira attorno...).
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(clicca sulle immagini per vedere le planimetrie ingrandite)
Ed è perciò veramente grottesco vedere organizzato un convegno che parli di qualità urbana proprio in un luogo dove essa non c'è. Sarebbe come organizzare un banchetto di nozze tra due ricchi europei in un villaggio affamato in Etiopia...
Una visita al complesso conventuale di San Francesco, la struttura che ospiterà il convegno, nell'(ex-)centro storico della città, è sufficiente per dimostrare quella che non è una teoria, ma la triste realtà dei fatti: quello che era un classico edificio pubblico è stato trasformato in un ibrido simil-decostruttivista, nell'accezione peggiore che si possa dare al termine. Di fianco alla chiesa di San Francesco, risalente al XII secolo, laddove sorgeva la facciata urbana che conteneva il chiostro del convento, sorge ora una quinta in cortina, con un'unica, finta finestra al primo piano, un pilastro a sezione tonda, uno a sezione quadrangolare e un setto posto in diagonale...
Solo poche settimane fa, proprio a Eboli è stata organizzata una manifestazione nazionale contro il condono edilizio - iniziativa lodevolissima negli intenti. Ma se i risultati degli sforzi architettonici ed urbanistici attuati nella legalità sono questi, allora non si capisce bene quale sia la differenza dai manufatti abusivi.
Se qualcuno crede di poter definire qualità urbana lo sviluppo edilizio della storia recente di Eboli (ma non solo di Eboli, ovviamente), allora millenni di storia dell'architettura e dell'urbanistica non ci hanno insegnato un granché.
[foto d'epoca: Archivio Luigi Gallotta]
Di come il caso accompagni l'architettura italiana... "L'architettura italiana è continuamente pervasa da una serie di coincidenze che spesso ottengono risultati irragiungibili anche nel panorama internazionale."
Ci sono cose che voi umani non potete immaginare...
Se invece siete degli umani con velleità architettoniche, forse sapete di cosa stiamo parlando: di concorsi di architettura.
Le procedure di aggiudicazione dei premi, purtroppo, non sono sempre limpidissime, e spesso ci si trova davanti a situazioni a dir poco imbarazzanti (come, ad esempio, nel caso del concorso per la riqualificazione dell'Arco di Traiano a Benevento, collaboratori di giurati che, guardacaso, vincono il concorso...), che farebbero passare la voglia di diventare architetti.
Per questo, un anonimo paladino dell'architettura senza macchia si è fatto portavoce telematico della denuncia di queste casualità italiche, ed è nato ArCaso, dove vengono segnalati, documentati e discussi i vari (ar)casi architettonici.
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