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martedì, 14 febbraio 2006

Decalogo per i concorsi

Sante parole di Luigi Prestinenza Puglisi, da tenere sempre a mente:

  1. Concorsi palesi. Gli anonimi nascondono una inutile ipocrisia. Se proprio devono essere anonimi, perché così e' imposto dalle norme europee, il codice scelto dal candidato deve essere subito cambiato dalla segreteria non appena riceve il plico e prima di mostrarlo ai giurati, sovrapponendo alla vecchia una nuova sigla.
  2. Eliminare le commistioni giurati/concorrenti. Non ci vuole molto a rendersi conto che molti concorsi sono compromessi da combine dove il giurato favorisce un progettista che a sua volta in un altro concorso diventa giurato e ricambia il favore.
  3. I concorsi vanno quindi monitorati. Il monitoraggio deve essere svolto seriamente dalle istituzioni: Ordini e/o Darc. Siti scandalistici come Arcaso hanno svolto un eccellente lavoro di  monitoraggio e denuncia. Ma non possono essere loro a svolgere un lavoro così delicato. Gli esponenti degli ordini professionali e della Darc non devono assolutamente partecipare ai concorsi come giurati. Il loro compito e' fare gli arbitri, stando fuori dal gioco e controllandolo. Monitorandolo, appunto. Se no, con chi protestare quando ce n’e' bisogno?
  4. I nomi dei giurati devono essere estratti da una rosa, possibilmente nazionale, solo dopo la consegna degli elaborati.  In questo modo si evita che i giurati consiglino agli amici di partecipare al concorso in cui loro sono in commissione.
  5. I bandi di concorso devono essere chiari, non ambigui o raffazzonati.
  6. I giurati devono essere personalità al di sopra di ogni sospetto. Ciò vuol dire che non devono essere scelti i professionisti che partecipano a molti concorsi e che, di preferenza, devono essere scelti fuori dal territorio in cui si svolge il concorso. Ciò vuol dire anche dare più spazio a critici di architettura e ai progettisti stranieri.
  7. I giurati devono essere qualificati: quindi prevalenza di progettisti e critici su burocrati e amministratori. In ogni giuria basta una sola figura, non necessariamente tecnica, in rappresentanza del committente.
  8. I premi, incarico compreso, vanno dati sempre perché bisogna avere la consapevolezza che partecipare a un concorso e', per un progettista, un investimento economico che costa tempo, fatica e creatività. Dire “ incarico compreso” implica che ci sia, per ogni concorso, un’adeguata copertura economica per la realizzazione dell’opera.
  9. Le sedute in cui si valutano i progetti devono essere aperte al pubblico, per favorire la massima trasparenza. Devono essere preferiti i concorsi a due fasi in cui i finalisti possano presentare e discutere con la giuria il proprio lavoro.
  10. Occorre provare in via sperimentale metodi nuovi sia per garantire un giusto giudizio che per minimizzare i costi e i tempi del concorso, per esempio ricorrendo alla valutazione degli stessi concorrenti ( i quali hanno studiato bene il bando) o a concorsi via internet al fine di  minimizzare i costi di eventuali giurati stranieri

Postato da Giorgia | 10:33 | permalink | commenti
le ultime parole famose, segnalazioni web, vita da architetto

mercoledì, 27 ottobre 2004

Monty Python: The Architects Sketch

(da Monty Python's Flying Circus, scritto da John Cleese e Graham Chapman)

Scene: A large posh office.  Two clients, well-dressed city gents, sit facing a large table at which stands Mr. Tid, the account manager of the architectural firm. (original cast: Mr Tid, Graham Chapman; Mr Wiggin, John Cleese; City Gent One, Michael Palin; Client 2:, Terry Jones; Mr Wymer, Eric Idle)

Mr. Tid: Well, gentlemen, we have two architectural designs for this new residential block of yours and I thought it best if the architects themselves explained the particular advantages of their designs.

     There is a knock at the door.

Mr. Tid: Ah! That's probably the first architect now. Come in.

     Mr. Wiggin enters.

Mr. Wiggin: Good morning, gentlemen.

Clients: Good morning.

Mr. Wiggin: This is a 12-story block combining classical neo-Georgian features with the efficiency of modern techniques.  The tenants arrive here and are carried along the corridor on a conveyor belt in extreme comfort, past murals depicting Mediterranean scenes, towards the rotating knives.  The last twenty feet of the corridor are heavily soundproofed.  The blood pours down these chutes and the mangled flesh slurps into these...

Client 1: Excuse me.

Mr. Wiggin: Yes?

Client 1: Did you say 'knives'?

Mr. Wiggin: Rotating knives, yes.

Client 2: Do I take it that you are proposing to slaughter our tenants?

Mr. Wiggin: ...Does that not fit in with your plans?

Client 1: Not really. We asked for a simple block of flats.

Mr. Wiggin: Oh. I hadn't fully divined your attitude towards the tenants. You see I mainly design slaughter houses.

Clients: Ah.

Mr. Wiggin: Pity.

Clients: Yes.

Mr. Wiggin: (indicating points of the model) Mind you, this is a real beaut. None of your blood caked on the walls and flesh flying out of the windows incommoding the passers-by with this one. (confidentially) My life has been leading up to this.

Client 2: Yes, and well done, but we wanted an apartment block.

Mr. Wiggin: May I ask you to reconsider.

Clients: Well...

Mr. Wiggin: You wouldn't regret this. Think of the tourist trade.

Client 1: I'm sorry. We want a block of flats, not an abattoir.

Mr. Wiggin: ...I see.  Well, of course, this is just the sort of blinkered philistine pig-ignorance I've come to expect from you non-creative garbage.  You sit there on your loathsome spotty behinds squeezing blackheads, not caring a tinker's cuss for the struggling artist.You excrement, you whining hypocritical toadies with your colour TV sets and your Tony Jacklin golf clubs and your bleeding masonic secret handshakes. You wouldn't let me join, would you, you blackballing bastards.  Well I wouldn't become a Freemason now if you went down on your lousy stinking knees and begged me.

Client 2: We're sorry you feel that way, but we did want a block of flats, nice though the abattoir is.

Mr. Wiggin: Oh sod the abattoir, that's not important.  (He dashes forward and kneels in front of them.)  But if any of you could put in a word for me I'd love to be a mason.  Masonry opens doors.  I'd be very quiet, I was a bit on edge just now but if I were a mason I'd sit at the back and not get in anyone's way.

Client 1: (politely) Thank you.

Mr. Wiggin: ...I've got a second-hand apron.

Client 2: Thank you.  (Mr. Wiggin hurries to the door but stops...)

Mr. Wiggin: I nearly got in at Hendon.

Client 1: Thank you.

     Mr. Wiggin exits.  Mr Tid rises.

Mr. Tid: I'm sorry about that.  Now the second architect is Mr. Wymer of Wymer and Dibble. (Mr. Wymer enters, carrying his model with great care.  He places it on the table.)

Mr. Wymer: Good morning gentlemen.  This is a scale model of the block, 28 stories high, with 280 apartments.  It has three main lifts and two service lifts.  Access would be from Dibbingley Road. (The model falls over.  Mr Wymer quickly places it upright again.) The structure is built on a central pillar system with... (The model falls over again.  Mr Wymer tries to make it stand up, but it won't, so he has to hold it upright.) ...with cantilevered floors in pre-stressed steel and concrete.  The dividing walls on each floor section are fixed by recessed magnalium-flanged grooves. (The bottom ten floors of the model give way and it partly collapses.)  By avoiding wood and timber derivatives and all other inflammables we have almost totally removed the risk of.... (The model is smoking.  The odd flame can be seen.  Wymer looks at the city gents.)  Frankly, I think the central pillar may need strengthening.

Client 2: Is that going to put the cost up?

Mr. Wymer: I'm afraid so.

Client 2: I don't know we need to worry too much about strengthening that. After all, these are not meant to be luxury flats.

Client 1: Absolutely.  If we make sure the tenants are of light build and relatively sedentary and if the weather's on our side, I think we have a winner here.

Mr. Wymer: Thank you.  (The model explodes.)

Client 2: I quite agree.

Mr. Wymer: Well, thank you both very much. (They all shake hands, giving the secret Mason's handshake.)

     Cut to Mr. Wiggin watching at the window.

Mr. Wiggin: (turning to camera) It opens doors, I'm telling you.

Postato da Giorgia | 14:22 | permalink | commenti
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venerdì, 01 ottobre 2004

La Villa romana di Piazza Armerina

Sulla vexata quaestio di Piazza Armerina (in breve: a Vittorio Sgarbi fa schifo la sistemazione di Minissi.), siamo a un passo dalla zuffa: ora interviene Renato Nicolini, che scrive a Luigi Prestinenza Puglisi, ed è meglio di uno sketch di Zelig:

«...Penso che sia ora di sollevare il caso Sgarbi. Culturalmente, Sgarbi è quello che è: le ceneri (fetenti) di Gabriele D'Annunzio (che aveva cattivo gusto ma era anche un grande poeta). Sgarbi è l'iperkitsch. Gli piace solo il cattivo gusto, è laccato - i capelli come l'onda, alla bella marinar... E' evidente che non riesca a capire la bellezza della sistemazione di Minissi, perchè lui vorrebbe tutto in mostra, segnato, fosse possibile, con l'evidenziatore. L'intervento concettuale della mente e della ragione critica per completare la visione gli è ignota. Poichè Sgarbi è simpatico, non ha peli sulla lingua, non gli piacciono alcune cose che non piacciono troppo nemmeno a noi, sembra uno di noi. Invece no, non è uno di noi, è falso, fake, come i reality show. Ed è anche un bell'opportunista, il simbolo vivente dell'arroganza del "lei non sa chi sono io". Si ficca in tutti i pizzi, con la sua cultura imparaticcia, con il suo fiuto per l'ovvio, pronto a combinare un nuovo disastro. E' ora di fermarlo - che la Sopraintendenza -o il Ministero -o il Ministro (se ne fosse capace...) intervenga.»

(da prestinenza.it - in evidenza)

Postato da Giorgia | 20:33 | permalink | commenti
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venerdì, 10 settembre 2004

Malapropismi architettonici...

Dall'Alternative Italian Dictionary:

canopo m. ibrido ottenuto incrociando un cane con un topo.
cornice f. ibrido ottenuto incrociando una cornacchia con una pernice (v. pernacchia).
mansarda f. segmento terminale degli arti superiori degli abitanti della Sardegna.
topografia f. il modo di scrivere dei topi.
 
e, soprattutto:

Palladio m. 1) nume d'aspetto rotondeggiante; 2) nume insopportabilmente noioso.

(link al dizionario via Giovani Tromboni, a loro volta via Wittgenstein)

Postato da Giorgia | 20:16 | permalink | commenti
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sabato, 04 settembre 2004

Nonluoghi reloaded

Con buona pace di Marc Augé...

"Esterno notte fonda. Buia megalopoli dell'europa meridionale sprofondata nel silenzio. In macchina insieme all'Autoctono, alla ricerca del parcheggio perduto.
Il parcheggio perduto è un posto che deve avere le seguenti caratteristiche: a) essere disegnato con strisce di colore bianco anziché giallo e b) essere libero e vuoto.
Esso è un non-luogo. Non esiste. Non qui.
Al dodicesimo giro dell'isolato cominciamo a vedere i miraggi.
Al venticinquesimo giro propongo di chiamare il soccorso stradale e di chiedergli di venirci a prendere per favore.
L'Autoctono sfodera la determinazione di chi è del luogo e quindi se ne intende. Prende in mano la situazione.

- Parcheggia pure lì, dai.
- Sei sicuro, o Autoctono?
- Ma certo, io qui ci vivo. Lo saprò, no?..."

>>> continua

x§°nalita' c°nfu§a - immagine: www.coopcostruzioni.it)










Postato da Giorgia | 19:58 | permalink | commenti
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giovedì, 19 agosto 2004

Holiday tips for architects...

Anche gli architetti vanno in vacanza... ecco allora qualche suggerimento, da non prendere sul serio, affinché le vacanze siano il più architettoniche possibile:

1. Several months before the proposed holiday, make sure all vacational qualifications are in order. Prepare an Architect's Schedule of Holiday and get it checked by your insurers before submission to family members for approval.

2. Consultation (with Brochures) should be carried out in a professional manner. Liability should be limited by excluding:
- any destination lacking items of verifiable architectural interest
- anywhere unrecognised by the New York Times search engine
- anywhere recently bombed by the US, unless a 'working holiday' is planned.

3. Sole vacationers are reminded that speculative holidays are undertaken at the discretion of the architect, and may not necessarily result in remuneration.

4. Architects unable to take a holiday are advised to find a reliable local practitioner who is prepared to act as a holiday locum e.g sending pre-signed postcards and sub-contracting mild forms of gastric flu.

5. Before departure remember to cancel newspapers, milk and dress sense.

6. Upon arrival at the hotel, inform staff and other guests of your occupation. This will allow them time to prepare for intelligent discourse in the dining room.

7. If self-catering, remind family members of your occupation in order to secure and maintain control of the daily itinerary.

8. If holidaying alone, remind yourself of your occupation by looking at yourself in the bathroom mirror in an urbane manner.

9. Once you've unpacked, start sketching immediately. If it is too dark to sketch the landscape, simply sketch everything you've unpacked.

10. If holidaying in the UK, wake up two hours earlier than your partner and secretly study the local volume of Pevsner's The Buildings of Britain. Leave in a hurry after breakfast and 'forget' to bring it with you. During the day, offer spontaneous insights into every building you 'stumble across'. Later, over dinner, you can both check in Pevsner to see if you were right.

11. Seek out local exhibitions of art, examine each piece carefully, maintain an enigmatic aura, leave without saying anything to anyone.

12. When setting up your easel at a popular beauty spot make sure your professional accreditation is clearly visible, so passers-by know whom they're dealing with.

13. Wear appropriate clothing. Tips for men: novelty blouson, khaki shorts with lots of pockets, knee-length socks. Women: fluorescent headband, 1950s cotton print dress, hiking boots.

14. When in Italy, do spend hours taking a single photograph because "I wait for the right kind of light, my friend". Say it in Italian, it's charming.

15. When settling a restaurant bill, scribble a vivacious 'urban scene' with your fountain pen next to your signature. It will delight the staff, and may be left in lieu of a tip.

16. Audit all boat trips, guided tours and areas of outstanding natural beauty for sustainability and WC provision.

17. When camping, enunciate.

18. If planning time on the beach, calculate the projected sweep of the sun with an electronic sextant before erecting a self-designed polymer parasol.

19. Do not arrive too early when catching a train/plane/coach/boat. Remember, you are an architect. It will not leave without you.

20. On your return, be aware that everyone you know, however slightly, will be keen to see slides. Those unable to attend the official slide show should be sent a full set of images as email attachments. Do not compromise your professional standing by over-compressing them. Each is a defining moment and is worth at least 2.5Mb.

(da spa.uk.net)




Postato da Giorgia | 13:56 | permalink | commenti
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domenica, 20 giugno 2004

Pillole di saggezza / 5 e 6

"Più il passato lo si ricostruisce attentamente e più ci si rende conto di quanto la storia abbia bisogno di un punto di vista saldamente ancorato al presente e proiettato verso il futuro. Non ci può essere storia senza critica e critica senza storia." ---  (Luigi Prestinenza Puglisi)

***

"Writing about music is like dancing about architecture." ---  (Frank Zappa)

Postato da Giorgia | 12:52 | permalink | commenti
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mercoledì, 10 marzo 2004

Pillole di saggezza / 4

"Less is more." (Ludwig Mies van der Rohe)

oppure

"Less is a bore." (Robert Venturi)?

Postato da Giorgia | 10:03 | permalink | commenti
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giovedì, 04 marzo 2004

Come dargli torto?

Lo dice anche Wallpaper* : "il locale più alla moda è casa vostra".

(Tommaso Labranca)

Postato da Giorgia | 13:21 | permalink | commenti
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lunedì, 01 marzo 2004

Pillole di saggezza / 3

"Un medico può seppellire i propri errori, ma un architetto può solo consigliare al cliente di piantare rampicanti."
(Frank Lloyd Wright)

(segnalato da Propilei.net)




Postato da Giorgia | 16:47 | permalink | commenti
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Pillole di saggezza / 2

Nel 1996, Oscar Niemeyer fu premiato alla Biennale di Architettura con il Leone d'oro alla carriera.
Per celebrare l'evento, lui stesso allestì il padiglione del Brasile e scrisse la seguente frase in grande sul muro bianco:

"O mais importante não é a arquitetura, mas a vida, os amigos e modificar este mundo injusto."

("La cosa più importante non è l'architettura, ma la vita, gli amici e cambiare questo mondo ingiusto")


(segnalato da Palomar)








Postato da Giorgia | 16:46 | permalink | commenti
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Pillole di saggezza / 1

"Pillole di Saggezza": in poche righe, considerazioni, idee, frasi celebri e non, gocce di senso dell'umorismo da tenere a portata di meningi mentre tentiamo di diventare qualcuno...

"Il mio valore non è nelle cose che so, ma in quelle che ho voglia d'imparare."

(Giulio "Zu" Pianese)





Postato da Giorgia | 16:45 | permalink | commenti
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Luca Sofri e l'architettura

(intervista apparsa su architectura)

Luca SofriForse lo sapete, forse no, ma Luca Sofri è laureato in architettura.
Sissignore, quel Luca Sofri lì, non un omonimo. Quello che scrive su
Il Foglio di Giuliano Ferrara, e su Max, su Donna, sul Venerdì di la Repubblica...
Per sua stessa ammissione si è laureato "per passione della materia, ma con nessun desiderio di coltivarla sul serio.". Resta il fatto che ha una laurea in architettura, e anche se non ha intrapreso la professione, ogni tanto si ritrova a parlare di architettura con una certa competenza. E, a tal proposito, gli abbiamo posto qualche domanda...

Due domande in una: in cosa consisteva la tua tesi di laurea in architettura? E, soprattutto, come hai fatto a prepararla usando un Mac Classic con solo 2 MB di Ram?
Luca Sofri: Era una tesi di restauro su una colonia marina a Calambrone, tra Pisa e Livorno, costruita in stile razionalista nel 1936 da due bravi architetti romani. Come molte delle colonie di quell’area – alcune molto belle - è ora di proprietà della regione che fa gran progetti di recupero e poco conclude, ora come quando mi laureai.
La tesi constava di una relazione, un rilievo e un progetto. Eravamo in tre: io scrissi la relazione e disegnai parte del rilievo (che eseguimmo assieme): usai non solo un Classic con due mega di Ram, ma un programma di grafica che si chiamava Freehand (allora alla sua versione 3.0, credo). Il procedimento di stampa – dati i formati richiesti – era così assurdo che nemmeno me lo ricordo bene: forse stampavamo singole parti della striscia in A4 lucidi, poi li attaccavamo uno all’altro e facevamo fare una copia su lucido che poi ripulivamo e stampavamo su eliocopia. Complicato, ma il risultato era assai più preciso e pulito che non gli sbaffi di china e i pallini negli angoli. Sembra pazzesco, ora, ma tutto sembra pazzesco, dopo: anche che abbiamo passato anni a cambiare i canali della tv e alzare il volume senza il telecomando.

In antichità gli architetti non erano tali in virtù di un titolo di studio ma in quanto avevano "architettato" qualcosa, spesso erano orafi, falegnami, o altri artigiani che si cimentavano in qualcosa di più imponente. Tu invece hai studiato "da architetto" per poi diventare giornalista ed occuparti di tutt'altro. Il mondo va al contrario?
L. S.: E che, sono il mondo, io? Forse sì, in effetti: nel senso che come molti della mia generazione non ho capito ancora adesso cosa voglio fare da grande. l’università fu solo uno dei molti modi di passare il tempo più o meno proficuamente in attesa di capirlo. Ma non ho mai pensato che avrei fatto l’architetto solo perché studiavo l’architettura; come non penso di fare il regista quando vado al cinema o leggo le recensioni.

Sul tuo
weblog, a proposito di Kill Bill, l'ultimo film di Quentin Tarantino, hai scritto: "A me non è piaciuto, ma non gravemente. Nel senso che non è un film come se ne vedono spesso, in effetti, e il regista è uno che ci sa andare. Detto questo, mi pare solo un esercizio di stile, ben compiuto, in cui la materia di esercitazione è piuttosto vecchia. Il repertorio estetico, visivo e sonoro, è quello che va già di moda da una decina d'anni: pare di sfogliare una copia di Wallpaper."
Anche l'architettura, o il design in genere, oggigiorno è soltanto una questione di moda? Se la risposta è no, allora perché continuano a pubblicare
Wallpaper - il Cosmopolitan del design? Se invece la risposta è sì, cosa pensi ci dobbiamo aspettare dalla collezione primavera-estate di Daniel Libeskind?
L. S.: Non sono d’accordo su “soltanto”: nel senso che le questioni di moda sono piuttosto rilevanti, e sono spesso legate ad altre questioni (la forma e la funzione e tutte quelle menate che sappiamo). Tutto è anche una questione di moda, e non c’è niente di male. Il gotico fu anche una questione di moda, e anche il liberty, eccetera.

Su internet pullulano i concorsi di cosiddetta "architettura virtuale". Ma l'architettura in realtà è spazio e materia, non si può certo vivere in un luogo che, in quanto virtuale, non esiste. Non è quindi un ossimoro parlare di "architettura virtuale"? Ha senso la sperimentazione in questa direzione, o è solo una perdita di tempo?
L. S.: Non sono preparato: non so cosa sia l’architettura virtuale. Io comunque sono uno piuttosto materiale.

Forti del fatto che, in passato, gli artisti e gli architetti italiani sono stati tra i più famosi al mondo, ci si continua a vantare della presunta superiorità del "design italiano" e della "creatività italiana". Eppure continua ad essere difficilissimo costruire grandi opere nel nostro Paese, e spesso gli architetti italiani sono più apprezzati all'estero che qui da noi. Oltre all'emigrazione all'estero in massa di tutti gli architetti italiani che abbiano qualche ambizione in più che fare i disegnatori a cottimo vita natural durante, pensi ci siano altre soluzioni al problema?
L. S.
: No. C’è una solida cultura pigra e conservatrice qui da noi, sostenuta dalle note tradizioni storiche del paese: che pur essendo motivate sono anche enfatizzate in pigri cliché. Io butterei giù un sacco di roba e ne costruirei di nuova, e chissenefrega. Ma dubito di averne mai la possibilità.

Facciamo il gioco della ri-contestualizzazione dei trattati di architettura. Leon Battista Alberti, nel nono libro del De re aedificatoria, parla del rapporto musica-matematica, e, di conseguenza, musica-progettazione architettonica, elaborando una teoria basata su strutture armoniche, teoria messa in pratica in tutte le sue opere, dal Tempio malatestiano alla facciata di Santa Maria Novella.
Secondo te, se l'Alberti avesse potuto ascoltare un componimento di Luciano Berio interpretato da Valeria Marini o fosse andato a un concerto di Eminem o a uno di Marilyn Manson, avrebbe scritto le stesse cose e progettato con gli stessi criteri?

L. S.: Io di Leon Battista Alberti (“l’Alberti”) non so. Ma un batter d’ali di farfalla a Pechino può causare un tifone a New York.

"L'architettura è espressione culturale essenziale dell'identità storica in ogni paese. L'architettura si fonda su un insieme di valori etici ed estetici che ne formano la qualità e contribuisce, in larga misura, a determinare le condizioni di vita dell'uomo e non può essere ridotta a mero fatto commerciale regolato solo da criteri quantitativi. L'opera di architettura tende a sopravvivere al suo ideatore, al suo costruttore, al suo proprietario, ai suoi primi utenti. Per questi motivi è di interesse pubblico e costituisce un patrimonio della comunità. La tutela di questo interesse è uno degli scopi primari dell'opera professionale e costituisce fondamento etico della professione.". E' la premessa alle norme deontologiche dell'Ordine degli Architetti d'Italia, ricordata dai firmatari della
petizione contro il condono edilizio. In linea teorica è tutto molto bello e nobile, costruire per l'uomo, per migliorare le condizioni di vita degli abitanti di un luogo. Allora perché si vedono tante brutture anche tra le opere di architettura "autorizzate"? Sono cambiati (in peggio) i canoni estetici, oppure agli architetti in realtà non importa più del fine nobile ed ultimo di rendere la città un luogo gradevole e vivibile?
L. S.: Dai, non mi far dire banalità: gli architetti fanno un lavoro, come i giornalisti. Tutti e due scrivono tante solenni fesserie per darsi un tono, ma poi cercano di sfangarla giorno per giorno. Ci sono dei privilegiati che possono permettersi nobili pensieri e di seguirli, ma tutti gli altri fanno nil loro lavoro. Trattasi di case, diceva quello. Il problema non è questo, per me: il problema sono i nobili principi. A me non stanno simpatici gli architetti che mettono una citazione di Goethe all’inizio dei loro progetti. Si può fare una bella architettura senza tirarsela da filosofi e vestali della bellezza. Che poi va a finire che c’è un ingegnere che ha letto meno Tolstoj di te, ma almeno sa come si calcola una trave, e tu no.

Massimo Mantellini, commentando una puntata di Ogni Maledetta Domenica, ha scritto: "certe tangenti prese da Sofri quando parla di architettura avrebbero steso un elefante". Alla richiesta di ulteriori spiegazioni in merito, ha ribadito che parlando di un certo architetto ti sei un po' "incartato"...hai una seconda possibilità: dicci pure cosa pensi dell'opera di Oscar Niemeyer...
L. S.: Mantellini è un amico, per me, ma è un po’ inacidito. Io mi incarto parecchio nella vita, e non solo sull’architettura. Però le tangenti mi piacciono, più delle secanti (benché il rapporto di una tangente con un elefante mi sia oscuro). Niemeyer è un grandissimo e l’episodio a cui si riferisce Mantellini era il mio tentativo di raccontare la scoperta del suo museo a Niteroi in Brasile, e il fatto che quest’uomo che le persone normali non hanno mai sentito nominare sia l’autore di una delle cose più belle che ci sono nell’hinterland milanese e che migliaia di persone conoscono benissimo. Cioè la casa editrice di Silvio Berlusconi, disegnata da un comunista.

Un'ultima domanda, vagamente marzulliana. Louis I. Kahn sosteneva che l'architettura non esiste, al massimo esistono le architetture.
Secondo te, quindi, di cosa parliamo in realtà quando parliamo di architettura?
L. S.
: Di case, ha ragione Kahn.


































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