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domenica, 23 maggio 2004

C'è un grande prato verde dove nascono speranze...

Lì dove sorgevano le Twin Towers presto si inizierà a costruire il grattacielo di vetro progettato da Daniel Libeskind. Ma, per quanto riguarda la progettazione e la realizzazione del resto del sito, le cose non sono così sicure:

The 1,776-foot-high Freedom Tower, which promises to become the tallest building in the world, is slated to begin construction this summer. But many of the other large office towers planned for the site may need to be scaled back; it is possible that they will not be built at all. The future of one of America's most significant public spaces has become unsettled.

Così, il New York Times ha chiesto a quattro studi di architettura di preparare altrettanti progetti per un eventuale parco.

(link via Leibniz*)

A proposito di aree verdi, proprio pochi giorni fa ho assistito a una seduta di laurea alla "Ludovico Quaroni". Uno dei laureandi presentava un progetto che, almeno nel concept, era molto interessante: trasformare i tetti dei palazzi di Roma in una serie di aree verdi collegate tra loro attraverso un sistema di ponti pedonali sospesi.

Come ho detto, l'idea di base è interessante - e ovviamente ispirata alle teorie di LeCorbusier - ma, almeno secondo me, il risultato finale lasciava molto a desiderare, forse anche per una trasposizione su carta molto, molto vaga delle intenzioni progettuali: nessuna distinzione tra le essenze arboree (sembrava tutto un patchwork di pezzi di moquette verde), il sistema di collegamento verticale non è stato sviluppato a sufficienza, e quello dei ponti sospesi non è stato pensato nel dettaglio...

Insomma, forse sono troppo pignola, ma mi aspettavo qualcosa in più da un progetto per una tesi di laurea.

Postato da Giorgia | 20:23 | permalink | commenti (6)
progetti

martedì, 18 maggio 2004

archiMU / 2

<<18/05/2004

piccoli topi di biblioteca crescono

quando

1) vai all'archivio di stato per consultare una mappa catastale del 1939 dell'agro romano e ti dicono che devi prenotarti, allora fai quanto necessario per prenotarti e ti dicono che la consultazione è possibile per dopodomani alle 10 di mattina, quando a te la suddetta mappa serve entro domani, e, se vogliamo fare proprio i pignoli, non solo te la fanno consultare quando a te ormai non serve più, oltretutto dovresti pure trasportare il tuo useless self fino all'altro capo di roma, ché le mappe catastali del '39 mica le tengono nella sede centrale di sant'ivo, ma nooooooo...loro le hanno schiaffate allegramente nei depositi della "succursale" di via galla placidia, che discorsi...;

2) sul tram, un manipolo di zingari musicarelli ti massacra i timpani, con l'ausilio di una fisarmonica e una chitarra scordata, uccidendo celeberrime melodie popolari quali, nell'ordine: besame mucho, 'o sole mio (come ho potuto constatare negli anni, sono entrambe dei must nel repertorio standard di ogniqualsivoglia zingaro musicarello che si rispetti) e bella ciao (una new entry che ho faticato a riconoscere perché l'hanno veramente dilaniata...)..;

3) entri in una libreria e, mentre cerchi qualcosa di interessante da comprare, alzi lo sguardo e ti ritrovi davanti un professore di storia dell'architettura della tua facoltà. e the funny thing is (dove s'intende "funny" non come "ha-ha, funny", peculiar i guess, come direbbe quello degli eels...) che 'sto professore qui non è né - namber uàn - quello che incontri spesso a portaportese, né - namber cciù - quello in cui t'imbatti a giorni alterni sul tram, né tantomeno - namber trì - quella che legge pure il tuo blog (!). ad avvalorare ancor più la tesi secondo la quale i professori di storia dell'architettura ti perseguitano, infatti, oggi ne hai incontrato un quarto (alias namber fòr) che finora ti aveva fatto la gradita cortesia di non palesarsi in luoghi extra-universitari (facendo un rapido calcolo, me ne mancano ancora un paio all'appello, se ci limitiamo a contare solo quelli di storia dell'architettura antica e medievale e storia dell'architettura moderna, tralasciando quelli di storia dell'architettura contemporanea, storia della critica architettonica e via discorrendo...)... [*]

allora

magari pensi che sia stata una (mezza) giornata veramente, ma veramente inutile, diciamo pure schifosetta, per usare un eufemismo.

invece

non è così. perché, nonostante lo choc derivante dal fatto elencato al punto 3), in quella libreria il radar del piccolo storico dell'architettura che è in me ha scovato i seguenti libri (che stavo cercando da un bel po') [**]:

and

la qual cosa è condizione necessaria e sufficiente per dire che anche oggi nun se potémo lamentà.

[*] la signora nàmber trì, santa donna, m'ha consigliato di non scrivere nomi, ché magari qualcuno se la piglia a male, 'sti storici sono gente permalosa...

[**] e, oltretutto, li ho pagati a metà prezzo, calcolato sul prezzo di quando sono stati pubblicati, ergo li ho pagati pochissimo. tee-hee!>>

Postato da Giorgia | 16:04 | permalink | commenti
riflessioni personali

mercoledì, 05 maggio 2004

Brad Pitt vuol fare l'architetto...

"After trying to tear down the walls of Troy, Brad Pitt wants to turn himself into a master builder. The star is planning a break from filming blockbusters to learn the secrets of modern design at the Los Angeles studio of Frank Gehry, one of the world's leading architects.
Pitt will serve an informal apprenticeship with Gehry, the Canadian architect who designed the Guggenheim Museum in Bilbao and is preparing an £800m plan to redevelop a strip of downtown Los Angeles..."
(continua
>>)

Ok.
Benissimo.
Non c'è problema.
Se poi Mr.Gehry gli firma una lettera di raccomandazione, forse lo assumo io.

"...A fan of architects Rem Koolhaas and Mies van der Rohe, Pitt has said his ambition is to design his own town. It would be modernist and "filled with light - everything light from furniture to curved roofs", he said, and would include a museum dedicated to chairs..."

Son cose, come direbbe qualcuno.





Postato da Giorgia | 19:09 | permalink | commenti
notizie e commenti

martedì, 04 maggio 2004

Il cetriolino di Foster

No, questo non è un post ambiguo.
"Cetriolino" ("Gherkin" per gli anglofoni) è il
nome appioppato al nuovo grattacielo di Norman Foster, il cui nome ufficiale sarebbe Swiss Re Tower, inaugurato a Londra il 27 aprile scorso.

[A dire il vero, più che a un cetriolo somiglia a una, ehm, supposta (!), oppure, volendo essere diplomatici, a un dirigibile che punta in alto - ma gli inglesi preferiscono "cetriolo", e allora che "cetriolo" sia.]

L'edificio è a pianta circolare, alla base è circondato da una specie di fossato. In alzato, la facciata è suddivisa in triangoli che lo avvolgono in un movimento a spirale in verticale. L'attacco a terra è determinato dagli stessi triangoli, che, privi delle vetrate, creano a livello strada una sorta di porticato.

Il progetto è stato inizialmente e a lungo contrastato dall'English Heritage (l'obiezione principale era che, tra le altre cose, l'edificio avrebbe sminuito la monumentalità della cupola della cattedrale di St. Paul), portando Foster a ridisegnare l'edificio, diminuendone l'altezza.

Entro l'estate dovrebbe essere terminata anche l'area pubblica attorno al grattacielo.


Postato da Giorgia | 12:38 | permalink | commenti (9)
progetti

The meaning of materials

Conferenza di
Els Zijlstra

Roma, 7 maggio 2004 ore 15.00

via Flaminia 70 - aula F6

organizzato da:
Dipartimento ITACA, Dottorato di Ricerca in Tecnologia dell'Architettura e Disegno Industriale


materia.nl

(segnalazione via duemilaquattro)







Postato da Giorgia | 08:19 | permalink | commenti
conferenze e convegni

domenica, 02 maggio 2004

New architecture colliding with old architecture / 2

Sul blog di Antonio Girardi, nemmeno a farlo apposta, ho trovato un'ulteriore riflessione sull'argomento modernismo vs. classicismo:

...il contemporaneo è dove per fortuna o purtroppo mi tocca vivere, e non ce l’ho con l’architettura contemporanea, ci mancherebbe, in nome di un ritorno al passato o che so io. Né voglio fare un fascio da macero di tutte le esperienze, nello star system internazionale ci sono ovviamente buone ricerche, Rafael Moneo, Aldo Rossi… anche Herzog e deMeuron sono bravi, ci credo, guarda chi hanno avuto per maestro a Zurigo... [...] ...i problemi cui si trova a rispondere l’Architettura contemporanea sono giganteschi e inediti, inauditi, le città mondiali ridotte a galassie quasi invivibili senza nome e senza identità, e così i suoi abitanti, lo vediamo bene adesso, privati anche della basilare cultura della vita. O zoomando più da vicino, la completa distruzione del nostro territorio rurale e di ogni segno della storia, le città simili a nebulose, i centri storici ridotti a lussuosi shopping centre...
Di fronte alle urgenze dei nostri giorni il dibattito architettonico discute di “nuove possibilità espressive per le forme”, nuove geometrie, parla di sculture abitabili, cita Nietzsche e Walter Benjamin, benissimo, ma io mi aspetto che continuino perché finora hanno parlato solo di questioni che dovrebbero essere marginali, che sono mezzo, non fine dell’Architettura...

Esattamente quello che penso io (e, confesso, provo un certo sollievo nel constatare che non sono rimasta l'unica.).
Non vorrei che la ricerca diventasse solo fine a se stessa, sfociando così nella mercificazione del "marchio architettonico" - edifici come modelli dell'ultima sfilata di Dolce & Gabbana, tanto per capirci: indossati ovunque dall'Italia a New York a Shangai, senza la possibilità di mantenere l'identità dell'individuo. Lo stesso sta accadendo con l'architettura. Una volta la spettacolarità dell'architettura eccellente era demandata quasi esclusivamente al dettaglio, non era strillata - laddove oggi, invece, l'eclettismo globale e sfacciato (e, il più delle volte, fine a se stesso) degli edifici determina l'ascesa del nuovo idolo delle riviste di settore.



Postato da Giorgia | 17:41 | permalink | commenti
riflessioni personali

sabato, 01 maggio 2004

New architecture colliding with old architecture

In giro (dove per "in giro" intendo sia nel web, sia tra individui de-internettizzati...) pare essere molto sentito il dibattito tra modernisti e classicisti. Su ThingsMagazine il sunto delle recenti opinioni online sull'argomento:

Tesugen, a weblog run by Peter Lindberg, also tackles the modern vs. traditional architectural debate that City of Sound posted about earlier in the week. Another architecture/design weblog, Veritas et Venustas, the musings of classicist John Massengale (if only Quinlan Terry had a weblog too). The post entitled Duany Crits Koolhaas has some interesting points (using a recent Metropolis Magazine article by Andres Duany on the new McCormick Tribune Campus Center at IIT by Koolhaas's firm OMA as its starting point). Duany writes that the new building 'is as appropriate to our nerds/tech jocks as Mies's campus once was for the white-shirted engineers of the second industrial age,' describing the structure as having a 'fundamental "whatever"' sensibility. Massengale seizes on this - could today's showy 'look at me' structures be the architectural equivalent of petulant, stroppy teenagers?

Qualche giorno fa, poi, mi sono imbattuta anche nelle riflessioni (più di ordine politico che architettonico, almeno secondo me - ma, d'altronde, un numero di Gomorra di qualche mese fa s'intitolava "il progetto è politico", quindi non è una novità.) di un "inglese a Verona":

...Thinking about my Reflections of Italy idea I asked some friends if they knew of any large, modern, shiny pieces of architecture that sit opposite classical Renaissance buildings. There certainly aren’t any in Verona; maybe in Milan, I thought.
However one respondant pointed out to me that the Italians don’t seem to go for these grand, modern public buildings. Spain has the Guggenheim, Germany the Nazi Museum, France the Pompidou Centre and Britain the Tate Modern (to pick just a few examples), but Italy has no such equivalent. And any new business buildings tend to go up on the outskirts of towns, and in anonymous surroundings.
This got me to thinking: why not? Where is Italy’s Tate Modern? A few weeks ago I, along with 80,000 others that day, paid 10 euros to see the Colloseum. That adds up to half a million pounds. A day. What are they doing with the money?...

Il lungo post dell'"inglese a Verona" mi ha dapprima irritato (per la serie: ma come si permette, ma che vuole, questo?!?), poi, a freddo, ho concluso che, in fondo, molto in fondo, non ha tutti i torti. Almeno per quanto riguarda la questione "dove vanno a finire tutti quei soldi?".
Pur non essendo una sostenitrice del "modernismo a prescindere", non credo che l'architettura contemporanea debba essere necessariamente brutta o comunque peggiore di quella classica.
Credo tuttavia che sia un po' troppo pretendere che, ad esempio, davanti al Pantheon si possa costruire un qualsiasi "large, modern, shiny piece of architecture". No, sinceramente, veder specchiata in qualcosa di ultra-moderno la scritta M AGRIPPA L F COS TERTIUM FECIT non sarebbe il massimo.
Magari è un mio limite personale, ma, per quello che può valere il mio giudizio, ho sempre ritenuto che il posizionamento del Centre Pompidou nel Beaubourg sia stata un'idea a dir poco raccapricciante, tanto per dirne una...






Postato da Giorgia | 22:11 | permalink | commenti
riflessioni personali

 


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