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martedì, 23 marzo 2004

Delirium historicum...

Ieri sera ho lasciato un messaggio sulla segreteria di Lo':

"...sono alle prese con una cupola co' le 'recchie..."

Questa è la volta buona che mi internano...

Detto ciò, la notiziuola del giorno è quella del Premio Pritzker accordato a Zaha Hadid:

"Los Angeles, CA—Zaha Hadid, an Iraqi born British citizen has been chosen as the 2004 Laureate of the Pritzker Architecture Prize marking the first time a woman has been named for this 26 year old award. Hadid, who is 53, has completed one project in the United States, the Richard and Lois Rosenthal Center for Contemporary Art in Cincinnati, Ohio; and is currently developing another to co-exist with a Frank Lloyd Wright structure, the Price Tower Arts Center in Bartlesville, Oklahoma. […] In announcing the jury’s choice, Thomas J. Pritzker, president of The Hyatt Foundation, said, “It is gratifying to us as sponsors of the prize to see our very independent jury honor a woman for the first time. Although her body of work is relatively small, she has achieved great acclaim and her energy and ideas show even greater promise for the future."

[fonte: Pritzker Prize media kit]

Son cose...

Postato da Giorgia | 09:36 | permalink | commenti (2)
riflessioni personali, notizie e commenti

“Se Pariggi avesse lu ponte sarebbe una piccola Messina”...
(purtroppo la battuta non è mia...)

Riccardo Orioles , su Macchianera, fa notare come la faccenda del ponte sullo stretto di Messina stia prendendo risvolti comico-satirici, oltre che politici:

<<Vi ricordate il ponte di Messina? Beh ormai (bocciato anche dall’Europa) non sembra la promessa più realistica fra tutte quelle della campagna elettorale. Eppure, per un paio d’anni la stampa l’ha “pompato” allegramente in tutti i modi. Per esempio…
Francesco Merlo (su Repubblica del 1 ottobre 2003, “Se la sinistra scopre che il ponte è di sinistra”), purtroppo wrote:
"Fosse pure vero che non c’è convenienza economica, il Ponte sullo Stretto di Messina andrebbe comunque costruito, visto che nessuno ha fatto i conteggi alla Torre Eiffel o alla Statua della Libertà ma tutti capiscono che senza Torre e Statua a Parigi o New York ci sentiremmo persi. Il Ponte insomma è bello, ed è sempre e comunque sviluppo, è progresso. Il Ponte sullo Stretto possa rappresentare, finalmente meglio e più del terrorismo, il simbolo della generazione del Sessantotto. Sono infatti loro che lo vogliono; siamo noi che, giunti alla maturità, vogliamo i ponti mentre prima volevamo dittature e bardature. Il Ponte al posto dei baffi di ferro e dei girotondi, il Ponte per non smarrirsi nello spazio astratto dell’ideologia, nell’Italia-manicomio che, pur di fare un’altra pernacchia a Berlusconi, vorrebbe volare da Scilla a Cariddi con la liana e l’urlo di Tarzan.">>

Nonostante il parere avverso del Parlamento Europeo, ("...The Italian bridge project is opposed by a variety of groups, from Italian environmentalists to state prosecutors worried about public works money ending up lining the pockets of the area's notorious Mafia groups. Others say the project would waste money better spent elsewhere to improve the lagging Sicilian economy...") però, l'Italia non demorde - il ponte s'ha da fare:

<<"The vote of the European Parliament doesn't damage in the slightest the decision taken by the Italian government to complete the bridge over the Strait of Messina," said Infrastructure and Transport minister Pietro Lunardi on Thursday.
Lunardi said he was "sorry that the Parliament vote was so negative for a project for the Mezzogiorno", Italy's poor, mainly rural southern region. [nota a margine: ...e vai, continuiamo così con banalità e luoghi comuni!!!]
Eurodeputies voted by 213 votes to 198 on Thursday to drop the bridge project, a key element of Prime Minister Silvio Berlusconi's public works policy, from the list of transport projects earmarked for priority funding and designed to revamp the infrastructure of an enlarging Europe.
Italy's European Affairs Minister Rocco Buttiglione said the parliament was "trying to pose an obstacle to a project fundamental to a link between Sicily and the richest, most vital parts of Europe."
Italy argues that the bridge project is a fundamental part of transport network linking Berlin, Munich and Palermo.>>

(fonte: eurobusiness









Postato da Giorgia | 08:45 | permalink | commenti (4)
riflessioni personali, notizie e commenti

sabato, 13 marzo 2004

Il Futuro della Storia

Il 22 Marzo 2004 l'Università degli studi La Sapienza Facoltà di Archittettura Ludovico Quaroni conferirà a Peter Eisenman la laurea Honoris causa in Architettura.

La cerimonia inizia alle ore 11 con allocuzione del rettore d'Ascenzo, del preside Barbera e del prof. Docci.

Alle ore 16,30, introdotto da Saggio, Peter Eisenman terrà una conferenza dal titolo Il Futuro della Storia.

(fonte: homepage prof. Saggio)



Postato da Giorgia | 11:52 | permalink | commenti (1)
conferenze e convegni

giovedì, 11 marzo 2004
Gladiator
(Carlo!...

Gladiator
(Carlo! Carlo! Carlo!...)

Roma, 10 mar. - (Adnkronos) - Ricostruire il Colosseo, almeno nella parte esterna, così come era ai tempi dei gladiatori.

Non più una fantasia, ma un progetto al quale sta lavorando uno dei più noti architetti italiani, Carlo Aymonino, 78 anni, docente fuori ruolo all'università di Venezia.

Lo riferisce oggi il quotidiano britannico ''Independent'' nel suo sito on line, riportando già una stroncatura all'idea che arriva dal professor Andrea Carandini, che la definisce ''assolutamente terribile''.

Ma intanto Aymonino va avanti. E ha già completato lo studio, che si accinge a presentare al sindaco di Roma, Walter Veltroni, il 21 aprile, il giorno del 'natale' della capitale.








Postato da Giorgia | 12:30 | permalink | commenti (1)

mercoledì, 10 marzo 2004

Pillole di saggezza / 4

"Less is more." (Ludwig Mies van der Rohe)

oppure

"Less is a bore." (Robert Venturi)?

Postato da Giorgia | 10:03 | permalink | commenti
le ultime parole famose

domenica, 07 marzo 2004
Villa Pisani (Rocca ...

Villa Pisani (Rocca Pisana) - Vincenzo Scamozzi

Mi sono giunte diverse richieste di aiuto per trovare su internet la pianta della Rocca Pisana di Lonigo, Vicenza, progettata nel 1574 da Vincenzo Scamozzi.

Qui trovate, zippato, un file *.dwg (AutoCAD 2002) contenente la pianta schematica della villa.

Postato da Giorgia | 17:42 | permalink | commenti

giovedì, 04 marzo 2004

Come dargli torto?

Lo dice anche Wallpaper* : "il locale più alla moda è casa vostra".

(Tommaso Labranca)

Postato da Giorgia | 13:21 | permalink | commenti
le ultime parole famose

lunedì, 01 marzo 2004

Villard de Honnecourt

After nearly a century and a half of analysis, study, investigation, speculation, guesswork, and even séances, we do not know why Villard de Honnecourt made his drawings. One is reminded of what has been written about Vincent of Beauvais: "What he wrote is known, but who he was and what he did are wrapped in uncertainty."

Hellmut Lehmann-Haupt, 1972

Chi studia architettura (OK, mettiamola così: chi ha passato l'esame di storia dell'architettura antica e medievale...) sa perfettamente chi era Villard de Honnecourt.
O, almeno, dovrebbe saperlo.
In realtà, non si sa esattamente chi fosse l'uomo Villard: spesso viene chiamato "il Leonardo da Vinci gotico", era originario del nord della Francia, così come suggerisce il suo stesso nome, ma l'unica prova tangibile pervenutaci della sua esistenza è un taccuino con degli schizzi di studi e dettagli architettonici.
Nel taccuino, Villard rappresenta edifici e decorazioni tipiche del Gotico della Francia settentrionale, ma alcuni disegni raffigurano manufatti, nessuno dei quali è databile successivamente al 1235, che si trovano in luoghi lontani dalla sua terra d'origine, come, ad esempio, l'Ungheria. Le annotazioni, aggiunte in un secondo momento, spiegano alcune delle immagini del taccuino - ad esempio, stando alla didascalia, l'immagine di un leone non si riferisce ad una scultura, ma, a quanto pare, Villard l'avrebbe disegnata dal vero...

Villard-friendly web links:
http://www.avista.org/
http://www.villardman.net/
http://www.newcastle.edu.au/discipline/fine-art/pubs/villard
http://freemasonry.bcy.ca/architecture/honnecourt/honnecourt.html
http://www.chass.utoronto.ca/~avista/villard.html









Postato da Giorgia | 18:08 | permalink | commenti
storia dell architettura

archiMU / 1

<<25/02/2004

il senso delle cose

ieri ho sentito un mio amico dire che ci son delle cose che si fanno per passione.
è vero.
per passione ho iniziato a studiare architettura - vuoi mettere il sogno di vedere, un giorno, qualcosa progettato da te tradursi in materia? non dico che ci si senta onnipotenti (ah, la creazione! ah, la tauromachia! e il settimo giorno si riposò...), però son soddisfazioni.
così come son soddisfazioni per chi scrive veder pubblicato il proprio lavoro, per chi dipinge esporre le proprie tele, per chi suona incidere un disco, chennesò...insomma, rirovarsi alla fine con qualcosa di tangibile che abbia un certo valore. e poi magari vederlo pure riconosciuto, questo valore, ecco. vale per chiunque, credo. ha un senso. faccio una cosa non solo perché, magari, mi dà pure da mangiare (suvvia, almeno un cappuccino & cornetto per colazione, ecco.), ma perché mi piace.

e poi arriva qualcuno che ti dice, invece, che ti viene dato quel poco credito (dove credito non è = a conto in banca, ma = credibilità) che hai perché hai uno zio famoso. o un padre, un nonno, una cugina, un parente qualsiasi, o forse è il tuo cane.
e tu cominci a pensare che, forse, per tutto questo tempo, hai solo creduto di valere qualcosa, ma in realtà non è così. sei arrivato in facoltà che non sapevi nemmeno come si usavano le squadrette, ora ti svegli pure di soprassalto la notte se ti viene un'idea, per metterla subito su carta...ma tutto questo non vale un tubo. perché tu hai lo zio. o il padre, il nonno, la cugina, il cane.
il merito è loro, non più tuo e della tua passione, se viene dato un valore, seppur minimo, a quello che fai.

mio zio ha una scuola guida.
dev'essere per questo che ho preso la patente così facilmente.>>









Postato da Giorgia | 17:34 | permalink | commenti
riflessioni personali

Pillole di saggezza / 3

"Un medico può seppellire i propri errori, ma un architetto può solo consigliare al cliente di piantare rampicanti."
(Frank Lloyd Wright)

(segnalato da Propilei.net)




Postato da Giorgia | 16:47 | permalink | commenti
le ultime parole famose

Pillole di saggezza / 2

Nel 1996, Oscar Niemeyer fu premiato alla Biennale di Architettura con il Leone d'oro alla carriera.
Per celebrare l'evento, lui stesso allestì il padiglione del Brasile e scrisse la seguente frase in grande sul muro bianco:

"O mais importante não é a arquitetura, mas a vida, os amigos e modificar este mundo injusto."

("La cosa più importante non è l'architettura, ma la vita, gli amici e cambiare questo mondo ingiusto")


(segnalato da Palomar)








Postato da Giorgia | 16:46 | permalink | commenti
le ultime parole famose

Pillole di saggezza / 1

"Pillole di Saggezza": in poche righe, considerazioni, idee, frasi celebri e non, gocce di senso dell'umorismo da tenere a portata di meningi mentre tentiamo di diventare qualcuno...

"Il mio valore non è nelle cose che so, ma in quelle che ho voglia d'imparare."

(Giulio "Zu" Pianese)





Postato da Giorgia | 16:45 | permalink | commenti
le ultime parole famose

Alla ricerca della qualità urbana perduta...
ovvero: dell'effetto tristemente ironico dell'organizzare proprio a Eboli un convegno sulla "manutenzione urbana"

Eboli, Piazza della Repubblica...com'era"Per un progetto di manutenzione urbana - Il 29 novembre si terrà un seminario sulla manutenzione promosso dall'Università Federico II di Napoli in collaborazione con il Comune di Eboli e con il patrocinio dell'Associazione costruttori salernitani."

(tratto dall'invito al suddettoseminario...)

C'era una volta una cittadina in provincia di Salerno. Si chiamava Eboli - e c'era financo qualcuno che sosteneva che Cristo si fosse fermato lì...
Oggi Eboli non c'è più.
Ovvero, sì, teoricamente è ancora lì, è segnata anche sulle carte stradali, quindi giuridicamente possiamo affermare che esista ancora.
Quello che non esiste più, invece, è il suo centro storico.
Ed era bello, una volta. Poi venne la Seconda Guerra Mondiale, e, più recentemente, nel 1980, un terremoto, che causò non pochi danni.
E, dopo anni (parecchi), finalmente si decise di ricostuire...

Ma, ahinoi, il risultato di questa "ricostruzione" ha veramente poco a che fare con l'espressione "qualità urbana".
La qualità urbana, a Eboli, non esiste, siamo spiacenti di doverlo constatare. Eboli, nel ventunesimo secolo, è decisamente, e senza mezzi termini, brutta.
Non esiste la millantata qualità nel centro urbano contemporaneo, dove gli edifici costruiti dopo il terremoto gareggiano in bizzarrie lessicali-architettoniche, finendo col somigliare un po' tutti a degli esperimenti con i mattonicini lego di un bambino di quattro anni; non esiste nel centro storico, dove gli ultimi interventi edilizi non sono all'altezza del peggiore piano-zona 167, ed hanno di fatto tolto il diritto del centro della città di chiamarsi "storico"; non esiste nel rifacimento degli spazi pubblici, quali la piazza principale della città, Piazza della Repubblica, che fino a pochi anni fa sfoggiava un dignitosissimo disegno dei primi del novecento, mentre ora è ridotta ad un lastricato con "invenzioni" illuminotecniche simil-discotecàre, dove non si è nemmeno riuscito a far combaciare i varchi della pavimentazione con le strisce pedonali per attraversare la strada (e stiamo parlando di una piazza pedonale con un'arteria stradale cittadina molto trafficata che le gira attorno...).

Piazza della Repubblica, prima della cura... --- Piazza della Repubblica, nuovo progetto realizzato...
(clicca sulle immagini per vedere le planimetrie ingrandite)

Ed è perciò veramente grottesco vedere organizzato un convegno che parli di qualità urbana proprio in un luogo dove essa non c'è. Sarebbe come organizzare un banchetto di nozze tra due ricchi europei in un villaggio affamato in Etiopia...

Eboli, piazza San Francesco nel 1930Una visita al complesso conventuale di San Francesco, la struttura che ospiterà il convegno, nell'(ex-)centro storico della città, è sufficiente per dimostrare quella che non è una teoria, ma la triste realtà dei fatti: quello che era un classico edificio pubblico è stato trasformato in un ibrido simil-decostruttivista, nell'accezione peggiore che si possa dare al termine. Di fianco alla chiesa di San Francesco, risalente al XII secolo, laddove sorgeva la facciata urbana che conteneva il chiostro del convento, sorge ora una quinta in cortina, con un'unica, finta finestra al primo piano, un pilastro a sezione tonda, uno a sezione quadrangolare e un setto posto in diagonale...

Solo poche settimane fa, proprio a Eboli è stata organizzata una
manifestazione nazionale contro il condono edilizio - iniziativa lodevolissima negli intenti. Ma se i risultati degli sforzi architettonici ed urbanistici attuati nella legalità sono questi, allora non si capisce bene quale sia la differenza dai manufatti abusivi.

Se qualcuno crede di poter definire qualità urbana lo sviluppo edilizio della storia recente di Eboli (ma non solo di Eboli, ovviamente), allora millenni di storia dell'architettura e dell'urbanistica non ci hanno insegnato un granché.

[foto d'epoca: Archivio Luigi Gallotta]




















Postato da Giorgia | 16:43 | permalink | commenti (2)
riflessioni personali

I luoghi della Tosca /1
Castel Sant'Angelo

Castel sant'Angelo, dipinto di Caspar Van Wittel

Tosca, tratta dal dramma omonimo scritto nel 1887 dal francese Victorien Sardou, è una delle opere più famose di Giacomo Puccini (1858-1924).
L'opera (
qui la trama) si svolge a Roma: tra le pagine del libretto troviamo la chiesa di Sant’Andrea della Valle (primo atto), palazzo Farnese (secondo atto) e soprattutto Castel Sant’Angelo: è qui, infatti, che Mario Cavaradossi, uno dei personaggi della vicenda, viene imprigionato e poi fucilato, ed è sempre qui, sul terrazzo del Castello, che Floria Tosca si toglie la vita.

Puccini si recò personalmente a Roma nel 1897 per visitare questi luoghi, in modo da poter aggiungere il "suono di Roma" alla partitura.

Ma qual era l'aspetto di Roma nel periodo in cui è ambientato il dramma?
Siamo nel giugno del 1800 quando Cesare Angelotti, uno dei personaggi dell'opera, evade da Castel Sant'Angelo, a quel tempo utilizzato come prigione.
Nel 1830 lo storico
Jules Michelet, visitando Roma, ebbe l'impressione di trovarsi in un luogo privo di vitalità: la città, all'epoca, consisteva in quello che oggi è il centro storico, racchiuso nelle mura aureliane, e tuttavia non aveva l'aspetto odierno, in quanto molte aree erano occupate da orti e giardini, e i pastori attraversavano la città con i loro greggi (la fontana del tritone a piazza Barberini, ad esempio, era utilizzata come abbeveratoio per buoi che trainavano i carri!).

Castel Sant'Angelo, in particolare, all'inizio del XIX secolo era in "periferia" - sorgeva infatti in una piana denominata "prati di Castello", che in seguito, dopo l'annessione di Roma al Regno d'Italia, divenne l'odierno quartiere Prati.
Ma il bastione non è nato come tale: l'Hadrianaeum, o "mole adriana", fu fatto iniziare dall'imperatore Adriano nel 135 d.C., poco prima della sua morte, come nuovo sepolcro per lui e per la famiglia imperiale, poiché non c'era più spazio nel mausoleo di Augusto, ed effettivamente vi vennero sepolti tutti gli imperatori da Adriano a Caracalla.
Nel 350 venne incorporato nelle mura aureliane, e fu circondato anche da mura turrite, divenendo un avamposto fortificato che si oppose agli assalti dei Goti nel V e VI secolo.
Nel 590, Gregorio Magno ordinò una processione verso la mole, per scongiurare la peste, e la leggenda vuole che proprio sul torrione apparve un Angelo che annunciava la fine della pestilenza: quetso avvenimento diede origine alla denominazione "Castel Sant'Angelo".
Nel X secolo divenne castello e residenza di Alberico, e, dopo la caduta del suo casato, divenne "torre dei Crescenzi", dal nome dei successori di quel papa Giovanni XIII che, sebbene la città facesse parte dell'Impero, facevano il bello e il cattivo tempo a Roma col titolo di "princeps et senator Romanorum".
Restaurato nel 1277 da Nicolò III, Castel Sant'Angelo rischiò d'essere demolito dai seguaci di Urbano VI, durante lo Scisma d'Occidente.
Il 15 dicembre 1347 vi si rifugiò Cola di Rienzo, essendo stato condannato per eresia e ribellione dal tribunale papale, confidando nell'aiuto di Nicola Orsini, la cui famiglia era all'epoca proprietaria del castello.
Dal 1500 vi passarono tutti i Papi del Rinascimento, che apportarono modifiche ed "ammodernamenti" interni ed esterni - ad esempio, Leone X fece costruire un ascensore, Clemente VII un bagno e una stufa - ma, soprattutto, ne venne potenziata la funzione di fortezza militare, cosicché divenne il caposaldo del potere papale a Roma e della difesa della città contro gli assedi, con un collegamento preferenziale col Vaticano tramite il "passetto". Nel 1527, Papa Clemente VII vi si rifugiò infatti per scampare alle soldatesche di Carlo V che saccheggiavano la città.
Durante questo lungo periodo, in cui assunse la funzione contemporaneamente di residenza papale e prigione, Castel Sant'Angelo ospitò prigionieri "illustri", tra i quali Benvenuto Cellini, Giordano Bruno e il Cagliostro.
Dopo l'occupazione francese della fine del XVIII secolo, non fu più utilizzato come dimora papale, ma caserma e, ancora una volta, prigione. Durante il Risorgimento il castello fu carcere politico, ma, dopo l'annessione di Roma al Regno d'Italia, perse definitivamente questo ruolo.
Quale paesaggio si presentò, quindi, agli occhi di Giacomo Puccini quando giunse Roma alla fine del XIX secolo?
Sicuramente non era più la stessa dell'ambientazione della Tosca. Dopo il 1870, infatti, nella capitale erano iniziati dei lavori di ammodernamento urbanistico che avevano cambiato l'aspetto della città: il nuovo piano regolatore era stato approvato infatti nel 1882, quale aggiornamento di quello del 1872 ad opera di Alessandro Viviani, e prevedeva, tra gli altri interventi, l'eliminazione delle difese fortificate esterne di Castel Sant'Angelo, che, persa la sua funzione di fortezza, fu oggetto di restauri tra il 1890 e il 1911, e la creazione dei ponti Margherita, Cavour e Umberto, tutti realizzati prima del soggiorno romano del compositore.

Letture consigliate:
Tosca (Opera Journeys Libretto Series), a cura di Burton D. Fisher, 2001;
CsA_squadrilli_thumb.jpgTina Squadrilli, Castel Sant'Angelo. Una storia lunga diciannove secoli, Roma 2000;
Susan Vandiver Nicassio, Tosca's Rome: The Play and the Opera in Historical Perspective, Chicago 1999;
Piero Spagnesi, Castel Sant'Angelo la fortezza di Roma, Roma 1995.




























Postato da Giorgia | 16:41 | permalink | commenti
libri riviste saggi e articoli, storia dell architettura

Di come il caso accompagni l'architettura italiana...

"L'architettura italiana è continuamente pervasa da una serie di coincidenze che spesso ottengono risultati irragiungibili anche nel panorama internazionale."

Ci sono cose che voi umani non potete immaginare...
Se invece siete degli umani con velleità architettoniche, forse sapete di cosa stiamo parlando: di concorsi di architettura.
Le procedure di aggiudicazione dei premi, purtroppo, non sono sempre limpidissime, e spesso ci si trova davanti a situazioni a dir poco imbarazzanti (come, ad esempio, nel caso del
concorso per la riqualificazione dell'Arco di Traiano a Benevento, collaboratori di giurati che, guardacaso, vincono il concorso...), che farebbero passare la voglia di diventare architetti.
Per questo, un anonimo paladino dell'architettura senza macchia si è fatto portavoce telematico della denuncia di queste casualità italiche, ed è nato
ArCaso, dove vengono segnalati, documentati e discussi i vari (ar)casi architettonici.







Postato da Giorgia | 16:39 | permalink | commenti
riflessioni personali

archibooks / 1

Anthony Grafton, Leon Battista Alberti - un genio universale
Editori Laterza
535 pagine ill., 20 euro
ISBN 88-420-6910-8


"Leon Battista Alberti (1404-1472) fu tra le figure più creative del Rinascimento italiano. Teorico dell'arte, architetto, ingegnere, Firenze e buona parte dell'Italia non sarebbero quelle che tutti conosciamo se non ci fosse stato il suo genio." (dal risvolto di copertina)

Anthony Grafton, Professore di Storia alla Princeton University, traccia una brillante biografia dell'architetto e ingegnere italiano suddividendola in capitoli che rispecchiano l'aspetto multidisciplinare dell'operato di Leon Battista Alberti: non solo architetto, non solo ingegnere, ma anche studioso, critico e trattatista, oltre che di arte del costruire, anche di pittura e scultura, e lui stesso artista, commediografo, scrittore di favole, antiquario, e perfino "inventore di parole" (ad esempio "iciarchìa" - da lui coniata da oikos, casa, e archè, governo).
Il campo di interessi di Leon Battista Alberti era così vasto da poterlo considerare a tutti gli effetti l'"uomo universale" del XV secolo italiano, colui che elevò l'arte dal suo semplice status di "artigianato" e fece da ponte tra la cultura letteraria e quella ingegneristica.
Grafton inserisce il racconto della vita dell'Alberti nel panorama storico del Rinascimento, arricchendolo di aneddoti curiosi, come i battibecchi tra la curia e gli umanisti e le gelosie che nacquero attorno al trattato De Pictura.










Postato da Giorgia | 16:38 | permalink | commenti
libri riviste saggi e articoli

Luca Sofri e l'architettura

(intervista apparsa su architectura)

Luca SofriForse lo sapete, forse no, ma Luca Sofri è laureato in architettura.
Sissignore, quel Luca Sofri lì, non un omonimo. Quello che scrive su
Il Foglio di Giuliano Ferrara, e su Max, su Donna, sul Venerdì di la Repubblica...
Per sua stessa ammissione si è laureato "per passione della materia, ma con nessun desiderio di coltivarla sul serio.". Resta il fatto che ha una laurea in architettura, e anche se non ha intrapreso la professione, ogni tanto si ritrova a parlare di architettura con una certa competenza. E, a tal proposito, gli abbiamo posto qualche domanda...

Due domande in una: in cosa consisteva la tua tesi di laurea in architettura? E, soprattutto, come hai fatto a prepararla usando un Mac Classic con solo 2 MB di Ram?
Luca Sofri: Era una tesi di restauro su una colonia marina a Calambrone, tra Pisa e Livorno, costruita in stile razionalista nel 1936 da due bravi architetti romani. Come molte delle colonie di quell’area – alcune molto belle - è ora di proprietà della regione che fa gran progetti di recupero e poco conclude, ora come quando mi laureai.
La tesi constava di una relazione, un rilievo e un progetto. Eravamo in tre: io scrissi la relazione e disegnai parte del rilievo (che eseguimmo assieme): usai non solo un Classic con due mega di Ram, ma un programma di grafica che si chiamava Freehand (allora alla sua versione 3.0, credo). Il procedimento di stampa – dati i formati richiesti – era così assurdo che nemmeno me lo ricordo bene: forse stampavamo singole parti della striscia in A4 lucidi, poi li attaccavamo uno all’altro e facevamo fare una copia su lucido che poi ripulivamo e stampavamo su eliocopia. Complicato, ma il risultato era assai più preciso e pulito che non gli sbaffi di china e i pallini negli angoli. Sembra pazzesco, ora, ma tutto sembra pazzesco, dopo: anche che abbiamo passato anni a cambiare i canali della tv e alzare il volume senza il telecomando.

In antichità gli architetti non erano tali in virtù di un titolo di studio ma in quanto avevano "architettato" qualcosa, spesso erano orafi, falegnami, o altri artigiani che si cimentavano in qualcosa di più imponente. Tu invece hai studiato "da architetto" per poi diventare giornalista ed occuparti di tutt'altro. Il mondo va al contrario?
L. S.: E che, sono il mondo, io? Forse sì, in effetti: nel senso che come molti della mia generazione non ho capito ancora adesso cosa voglio fare da grande. l’università fu solo uno dei molti modi di passare il tempo più o meno proficuamente in attesa di capirlo. Ma non ho mai pensato che avrei fatto l’architetto solo perché studiavo l’architettura; come non penso di fare il regista quando vado al cinema o leggo le recensioni.

Sul tuo
weblog, a proposito di Kill Bill, l'ultimo film di Quentin Tarantino, hai scritto: "A me non è piaciuto, ma non gravemente. Nel senso che non è un film come se ne vedono spesso, in effetti, e il regista è uno che ci sa andare. Detto questo, mi pare solo un esercizio di stile, ben compiuto, in cui la materia di esercitazione è piuttosto vecchia. Il repertorio estetico, visivo e sonoro, è quello che va già di moda da una decina d'anni: pare di sfogliare una copia di Wallpaper."
Anche l'architettura, o il design in genere, oggigiorno è soltanto una questione di moda? Se la risposta è no, allora perché continuano a pubblicare
Wallpaper - il Cosmopolitan del design? Se invece la risposta è sì, cosa pensi ci dobbiamo aspettare dalla collezione primavera-estate di Daniel Libeskind?
L. S.: Non sono d’accordo su “soltanto”: nel senso che le questioni di moda sono piuttosto rilevanti, e sono spesso legate ad altre questioni (la forma e la funzione e tutte quelle menate che sappiamo). Tutto è anche una questione di moda, e non c’è niente di male. Il gotico fu anche una questione di moda, e anche il liberty, eccetera.

Su internet pullulano i concorsi di cosiddetta "architettura virtuale". Ma l'architettura in realtà è spazio e materia, non si può certo vivere in un luogo che, in quanto virtuale, non esiste. Non è quindi un ossimoro parlare di "architettura virtuale"? Ha senso la sperimentazione in questa direzione, o è solo una perdita di tempo?
L. S.: Non sono preparato: non so cosa sia l’architettura virtuale. Io comunque sono uno piuttosto materiale.

Forti del fatto che, in passato, gli artisti e gli architetti italiani sono stati tra i più famosi al mondo, ci si continua a vantare della presunta superiorità del "design italiano" e della "creatività italiana". Eppure continua ad essere difficilissimo costruire grandi opere nel nostro Paese, e spesso gli architetti italiani sono più apprezzati all'estero che qui da noi. Oltre all'emigrazione all'estero in massa di tutti gli architetti italiani che abbiano qualche ambizione in più che fare i disegnatori a cottimo vita natural durante, pensi ci siano altre soluzioni al problema?
L. S.
: No. C’è una solida cultura pigra e conservatrice qui da noi, sostenuta dalle note tradizioni storiche del paese: che pur essendo motivate sono anche enfatizzate in pigri cliché. Io butterei giù un sacco di roba e ne costruirei di nuova, e chissenefrega. Ma dubito di averne mai la possibilità.

Facciamo il gioco della ri-contestualizzazione dei trattati di architettura. Leon Battista Alberti, nel nono libro del De re aedificatoria, parla del rapporto musica-matematica, e, di conseguenza, musica-progettazione architettonica, elaborando una teoria basata su strutture armoniche, teoria messa in pratica in tutte le sue opere, dal Tempio malatestiano alla facciata di Santa Maria Novella.
Secondo te, se l'Alberti avesse potuto ascoltare un componimento di Luciano Berio interpretato da Valeria Marini o fosse andato a un concerto di Eminem o a uno di Marilyn Manson, avrebbe scritto le stesse cose e progettato con gli stessi criteri?

L. S.: Io di Leon Battista Alberti (“l’Alberti”) non so. Ma un batter d’ali di farfalla a Pechino può causare un tifone a New York.

"L'architettura è espressione culturale essenziale dell'identità storica in ogni paese. L'architettura si fonda su un insieme di valori etici ed estetici che ne formano la qualità e contribuisce, in larga misura, a determinare le condizioni di vita dell'uomo e non può essere ridotta a mero fatto commerciale regolato solo da criteri quantitativi. L'opera di architettura tende a sopravvivere al suo ideatore, al suo costruttore, al suo proprietario, ai suoi primi utenti. Per questi motivi è di interesse pubblico e costituisce un patrimonio della comunità. La tutela di questo interesse è uno degli scopi primari dell'opera professionale e costituisce fondamento etico della professione.". E' la premessa alle norme deontologiche dell'Ordine degli Architetti d'Italia, ricordata dai firmatari della
petizione contro il condono edilizio. In linea teorica è tutto molto bello e nobile, costruire per l'uomo, per migliorare le condizioni di vita degli abitanti di un luogo. Allora perché si vedono tante brutture anche tra le opere di architettura "autorizzate"? Sono cambiati (in peggio) i canoni estetici, oppure agli architetti in realtà non importa più del fine nobile ed ultimo di rendere la città un luogo gradevole e vivibile?
L. S.: Dai, non mi far dire banalità: gli architetti fanno un lavoro, come i giornalisti. Tutti e due scrivono tante solenni fesserie per darsi un tono, ma poi cercano di sfangarla giorno per giorno. Ci sono dei privilegiati che possono permettersi nobili pensieri e di seguirli, ma tutti gli altri fanno nil loro lavoro. Trattasi di case, diceva quello. Il problema non è questo, per me: il problema sono i nobili principi. A me non stanno simpatici gli architetti che mettono una citazione di Goethe all’inizio dei loro progetti. Si può fare una bella architettura senza tirarsela da filosofi e vestali della bellezza. Che poi va a finire che c’è un ingegnere che ha letto meno Tolstoj di te, ma almeno sa come si calcola una trave, e tu no.

Massimo Mantellini, commentando una puntata di Ogni Maledetta Domenica, ha scritto: "certe tangenti prese da Sofri quando parla di architettura avrebbero steso un elefante". Alla richiesta di ulteriori spiegazioni in merito, ha ribadito che parlando di un certo architetto ti sei un po' "incartato"...hai una seconda possibilità: dicci pure cosa pensi dell'opera di Oscar Niemeyer...
L. S.: Mantellini è un amico, per me, ma è un po’ inacidito. Io mi incarto parecchio nella vita, e non solo sull’architettura. Però le tangenti mi piacciono, più delle secanti (benché il rapporto di una tangente con un elefante mi sia oscuro). Niemeyer è un grandissimo e l’episodio a cui si riferisce Mantellini era il mio tentativo di raccontare la scoperta del suo museo a Niteroi in Brasile, e il fatto che quest’uomo che le persone normali non hanno mai sentito nominare sia l’autore di una delle cose più belle che ci sono nell’hinterland milanese e che migliaia di persone conoscono benissimo. Cioè la casa editrice di Silvio Berlusconi, disegnata da un comunista.

Un'ultima domanda, vagamente marzulliana. Louis I. Kahn sosteneva che l'architettura non esiste, al massimo esistono le architetture.
Secondo te, quindi, di cosa parliamo in realtà quando parliamo di architettura?
L. S.
: Di case, ha ragione Kahn.


































Postato da Giorgia | 16:15 | permalink | commenti
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